venerdì 27 febbraio 2009

Aspettando la prima rondine


Io, originariamente, volevo scrivere un post sulla primavera che sta per arrivare, sul fatto che finalmente, in questi giorni, le temperature si sono leggermente rialzate, perlomeno quando il sole non va giù. Su quei timidi raggi di calore che cercano di preannunciare l'arrivo della primavera che hanno tutto il mio supporto perché, non so voi, ma io dell'inverno non ne posso più! Basta pomeriggi che finiscono prima di iniziare, basta stare attaccati al termosifone in cerca di un po' di tepore, basta cielo coperto, freddo e collant sotto i pantaloni! Che poi è sempre la stessa storia. Ogni volta smanio per l'arrivo dell'autunno: le prime sciarpe, i colori delle foglie, quelle piogge leggere che non danno noia. Almeno è così all'inizio. Poi anche l'inverno mi viene sistematicamente a noia, le sciarpe cominciano a soffocare, i colori smorti non danno più gusto, dell'ombrello si farebbe volentieri a meno e anche dell'umidità che cotona i capelli e non vedo l'ora che arrivi la bella stagione. Probabilmente io sono una adatta alle mezze stagioni, non sopporto gli estremismi in nessun campo. Eppoi io amo la primavera. Dopo aver visto i colori delle nuove collezioni p/e 2009, ne sono fermamente convinta. E invece? Stamattina, ancora assonnata, mi alzo, tiro su l'avvolgibile. C'è qualcosa che non va. Invece di essere un raggio di sole a darmi il buongiorno, è una patina grigia ed umidiccia che ricopre tutto a farlo. Addirittura piove. Ritiro quello che ho detto, per la primavera bisognerà un po' pazientare. Intanto, consoliamoci con queste orecchiette verdi verdi fatte in casa.


Orecchiette fatte in casa alle cime di rapa


Ingredienti

per le orecchiette (per 2 persone):

300 g farina di semola di grano duro
acqua tiepida q.b.
sale

per il condimento:

2 mazzetti di cime di rapa
bicarbonato di sodio

1 filetto di acciuga
peperoncino
1 spicchio d'aglio
olio e.v.o.

Procedimento

per le orecchiette: Porre la farina a fontana sulla spianatoia, spolverarla di sale e aggiungere l'acqua tiepida (la quantità dipende dalla potenza di assorbimento della farina). Impastare per almeno 10 minuti. Quindi, prelevare un pezzo di pasta e farne un bastoncino sottile come una matita. Tagliarlo a pezzettini grossi più o meno come l'unghia del mignolo, facendo in modo che siano più o meno della stessa dimensione. Prendere un pezzettino, farne una pallina, e schiacciarla col pollice o con un coltello dalla lama larga, "strascicandola": in questo modo otterrete la tipica forma delle orecchiette ("strascinate", appunto). Mettere le orecchiette in un vassoio cosparso di farina di semola, possibilmente con la gobbetta rivolta verso l'alto, e aspettare minimo un'ora prima di cuocerle.


per il condimento: Preparare innanzitutto le cime di rapa, lavandole ed eliminando i gambi, tenendo invece da parte le foglie. Mettere a bollire un litro e mezzo d'acqua: quando avrà raggiunto l'ebollizione, farvi sciogliere un cucchiaino raso di bicarbonato di sodio, quindi gettarvi le cime di rapa e lessarle per 20 minuti circa. Trascorso questo tempo, scolarle ed assorbirne l'acqua in eccesso. Con questo procedimento, le cime di rapa diventano morbide e non ingialliscono: potete inoltre tenerle da parte in frigorifero ed utilizzarle (ovviamente a breve scadenza) per paste e contorni.

Versare un po' d'olio (4 cucchiai circa) in una padella, mettervi lo spicchio d'aglio aperto e lasciare soffriggere. Non appena l'aglio si sarà imbiondito, toglierlo ed unire il peperoncino e le cime di rapa precedentemente preparate. Lasciar cuocere per pochi minuti, e solo alla fine aggiungere l'acciuga tritata finemente, fino a farla sciogliere.

Gettare le orecchiette nell'acqua bollita, facendole lessare per 4 minuti. Scolarle ed unirle al condimento insieme a poca acqua di cottura. Saltarle per un attimo in padella facendo sì che si amalgamino bene al condimento.

À la recherche du temp perdu - Madeleines


"Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena."

Ed è proprio così che riaffiora alla memoria di Marcel Proust un episodio della sua fanciullezza: quando, prima di andare a messa la domenica mattina, si recava a Combray presso la zia Leonia, che gli offriva il dolcetto in questione accompagnato da una tazza di infuso di tè o di tiglio. Trattasi di memoire involontaire, memoria involontaria: una sensazione visiva o olfattiva, come un profumo o un sapore, evoca in noi un ricordo legato a quella percezione. Grazie al ricordo che riaffiora, ci si sente liberi dai vincoli del tempo, non più imprigionati nel presente, ma capaci di riaffacciarsi sul tempo perduto, appunto ("Alla ricerca del tempo perduto" è l'opera proustiana). Questo è, a mio parere, uno dei passi più belli della letteratura. La mia madeleine? L'odore e la consistenza delle pagine dei libri appena comprati. Accanita lettrice fin da piccola, un libro era tra i regali più belli che potessero farmi: leggevo, leggevo e leggevo dappertutto, addirittura mentre camminavo per strada (sotto la costante supervisione di mia madre che temeva per la mia incolumità, e forse anche per la mia sanità mentale) o al bagno. Oggi quell'odore rievoca in me molti episodi della mia infanzia. Quando, per esempio, la sera mi infilavo sotto le coperte del lettone con la mamma, io che leggevo ad alta voce anche per lei. Le pagine ruvide erano le mie preferite, mentre non sopportavo quelle lisce che, se toccate con le unghie per sbaglio, producevano uno stridio simile a quello prodotto dal gesso sulla lavagna; e così è ancora oggi. Poi, assonnata, chiamavo "Babbo" e lui, paziente, arrivava, mi faceva salire sulla sua schiena, portandomi nella mia stanza, e, dopo avermi rincalzato le coperte, augurandomi la buonanotte.
Oggi vi offro la ricetta delle famose madeleines proustiane, leggere come nuvole e profumate di vaniglia. Un unico avvertimento: non commettete la stessa aberrazione di Proust, lasciando spappolare senza ritegno queste delizie nella tazza di tè.


Madeleines


Ingredienti


100 g zucchero semolato

125 g farina 00
65 g burro

2 uova

1 bustina di vanillina

25 g latte

4 g lievito vanigliato per dolci

zucchero a velo


Procedimento


Servendosi di una frusta a mano, sbattere le uova con lo zucchero in una terrina. Aggiungere poi, in 2/3 volte, la farina setacciata con il lievito. Quindi unire anche il latte, la vanillina e il burro tiepido, appena fuso. Mescolare bene e porre l'impasto a riposare per 30 minuti. Trascorso questo tempo, versarlo negli appositi stampi da madeleines e infornare per 10-12 minuti in forno preriscaldato a 200°. Quando sono fredde, spolverare di zucchero a velo e servire accompagnate da del tè (la gobbetta non vi deluderà, promesso!)