È strano pensare come un giorno preso a caso possa rappresentare per alcuni un giorno come tanti, in cui continuare con la solita routine e le solite occupazioni, e rappresentare invece una data importante per altri. Prendiamo come esempio questo grigio lunedì, fatto di freddo e umidità. Ecco, questo lunedì per uno studente potrebbe significare solamente l'inizio di una estenuante settimana, fatta di compiti e interrogazioni, dopo il relax del week-end. Per una donna di casa potrebbe significare solamente che è giunto il momento di cambiare le lenzuola e mettere a lavare quelle vecchie. Per un buisness-man potrebbe voler dire esclusivamente che oggi dovrà presenziare ad un noioso convegno, come ogni lunedì. La normalità, in definitiva, niente più e niente meno. E invece per me, la vostra tartina, oggi è un giorno speciale: è il mio compleanno. Ebbene sì, compio 20 anni, proprio oggi, il 25 gennaio, dico addio al mondo dei teenagers. Il compleanno è un evento importante, soprattutto se l'età è di questa portata. Secondo me sono i 20 che inaugurano l'ingresso nel mondo degli adulti, non i 18. Non c'è più quell'1 davanti, ma un 2 pieno di aspettative per il futuro. Che poi, se ci si pensa bene, perché festeggiare un anno che se ne va, un anno in cui diventiamo più vecchi? Sembra non avere senso, eppure, il giorno del proprio compleanno, c'è sempre quella leggera euforia, quel sentirsi speciali per un giorno, e ricoperti di mille attenzioni. Sorprese, regali, le persone più disparate che fanno gli auguri (ma è sempre un piacere riceverli). Sono più grande, è vero, ma non mi sembra di certo di essere cambiata da ieri o da una settimana fa. Eppure c'è quel qualcosa in più che grava su di me, quel qualcosa che, almeno per l'entusiasmo iniziale, mi fa assumere la consapevolezza di essere più grande, e di doverlo dimostrare. Maturare per alcuni è un processo lento, per altri repentino e segnato da un singolo avvenimento, per altri ancora quel momento non arriverà mai; delle volte l'età non conta niente. Io non lo so, ancora ho molto da imparare e troppe esperienze da fare. Se ripenso ai miei anni trascorsi però, non posso che farlo sorridendo. Tornassi indietro cambierei qualcosa, questo è ovvio, ma il bilancio, in fin dei conti, è positivo. Adesso sento solamente il bisogno di buttarmi, come un salto nel vuoto, in questo nuovo anno che per me, mi perdoni il calendario, comincia proprio oggi.
Oggi non posso che proporvi il dessert che mi sono auto-confezionata per festeggiare i miei 20. L'ho inventato io, assemblando 3 diverse ricette e 4 tipi di gusti e consistenze: il biscotto alla nocciola spugnoso e morbido, la ganache al cioccolato fondente cremosa e scioglievole al palato, la bavarese al caffè che ben si combina con lo strato di soffice panna montata finale. Per augurarvi un buon NON-compleanno (:
E già che ci sono, partecipo con questa ricetta al contest indetto da Chefs Sans Frontieres (cliccando sul nome trovate il bando!), associazione senza fini di lucro che si occupa di insegnare il mestiere della ristorazione a ragazzi in difficoltà, condudendoli per mano fino alla completa autonomia nella gestione di un'attività. Per le migliori ricette sono previsti anche alcuni premi messi in palio da Neronero. uniamo l'utile al dilettevole, su!
Mattonella con bavarese al caffè e ganache al cioccolato
Ingredienti
per il biscotto alla nocciola:
100 g nocciole
3 albumi
80 g zucchero
20 g farina
per la ganache:
100 ml panna fresca
150 g cioccolato fondente
30 g burro
per la bavarese:
2 tuorli
250 ml latte
1 cucchiaio di caffè solubile
50 g zucchero semolato
1 cucchiaio e mezzo di zucchero a velo
100 ml panna fresca
4 g gelatina in fogli
un baccello di vaniglia
per decorare:
50 ml panna fresca
20 g zucchero a velo
Procedimento
Preparare il biscotto alla nocciola, tritando innanzitutto col mixer le nocciole fino a ridurle in polvere. Montare a neve ben ferma gli albumi, poi unire le nocciole e la farina. Versare l'impasto in una pirofila di 26x18cm foderata con carta da forno, e infornare a 200° per 20 minuti. Far raffeddare, quindi, servendosi di un coltello con la lama seghettata (in questo modo non si sbriciolerà), tagliare in due la pasta, delle dimensioni di uno stampo da plum cake di 24 cm.
Preparare quindi la ganache: versare in una casseruola la panna con 100 ml scarsi di acqua, portare al limite dell'ebollizione, unire il cioccolato spezzettato e, fuori dal fuoco, mescolare fino a quando il cioccolato sarà completamente sciolto. Lasciare intiepidire il composto e, poco alla volta, unire il burro molto morbido. Trasferire la ganache in frigo a rassodare (20 minuti circa).
Foderare uno stampo da plum cake con della carta da forno, quindi porvi il primo rettangolo di pasta alla nocciola opportunamente tagliato e ridotto alle giuste dimensioni. Prelevare la ganache dal frigo, quindi montarla con le fruste elettriche per 2-3 minuti, finché inizierà a diventare più chiara e addensarsi. Spalmare la ganache sul primo biscotto alla nocciola, coprire con il secondo rettangolo, premere leggermente e porre nuovamente in frigo.
Intanto, preparare la bavarese al caffè. Scaldare il latte con il baccello di vaniglia inciso nel senso della lunghezza senza portarlo ad ebollizione. Nel frattempo ammorbidire la gelatina in acqua fredda. Spegnere il fuoco, mescolare il caffè al latte finché si sarà sciolto ed eliminare la vaniglia. Montare i tuorli con lo zucchero finché diventeranno chiari e incorporarli al latte. Unire la gelatina strizzata e farla sciogliere per 5 minuti a fuoco lento, continuando a mescolare. Spegnere il fuoco e far raffreddare. Montare la panna con lo zucchero a velo, incorporandola al composto a base di latte.
Prelevare lo stampo e versarvi la bavarese, quindi porre nuovamente in frigo a rassodare per almeno 4 ore.
Trascorso questo tempo, tirare fuori lo stampo dal frigo, e tirare fuori la mattonella aiutandosi coi lembi sporgenti della carta da forno. Pareggiare col coltello eventuali irregolarità nella forma (in particolare agli estremi). Se i lati dovessero risultare esteticamente poco piacevoli, ricoprirli con granella di nocciole.
Prima di servire, montare la panna rimasta, quindi, servendosi di una sac-à-poche dalla boccuccia a stella, decorare la mattonella.
lunedì 25 gennaio 2010
Avereventanni, auguri a me! - Mattonella con bavarese al caffè e ganache al cioccolato
venerdì 22 gennaio 2010
Le relazioni pericolose - Bavarese al cioccolato e frutti di bosco
Rubrica femminile: I miti da sfatare sull'amore, inteso come sentimento e relazione tra un uomo e una donna. Astenersi le più sentimentaliste.
Prima di tutto, l'esistenza di un Principe Azzurro. Da piccole, influenzate dalla Disney e dalle fiabe più comuni (Cenerentola, Biancaneve) - in sostanza, prima che arrivasse Shrek sugli schermi, ci immaginavamo, da un giorno all'altro, l'arrivo del nostro uomo perfetto, ovviamente bello, ricco, affascinante, scaltro ed intelligente. Tutte qualità che contemporaneamente non si potrebbero trovare nemmeno in un personaggio del gioco di ruolo The Sims. Il principe sarebbe arrivato, prima o poi, in sella ad un possente cavallo bianco. Non mi importava di non essere mai salita su un cavallo o semplicemente su un pony, perché ci sarebbe stato Lui (Filippo) che mi avrebbe sollevata e posta delicatamente vicino a sé, per poi partire al galoppo verso il tramonto. Immagine romanticamente idilliaca, per carità, ma estremamente distante dalla realtà. Se il cavallo poteva funzionare bene nell'Ottocento, adesso si speri arrivi in groppa ad una Porsche. Le aspettative sono sempre deluse: sembra quasi che il binomio bello&intelligente non si contemplato da Madre Natura, e spesso e volentieri anche il binomio carino&unminimoastuto. Si scade quasi sempre sul decente&minorato. Ed è vero che non importa che sia ricco, che i soldi non fanno la felicità, ma ovviamente aiutano parecchio.
Poi, il fatto che se un uomo ti tratta male, significa che gli piaci. No, non è assolutamente vero: se noi donne siamo quelle complesse, gli uomini sono quelli troppo semplici. Non ci sono spiegazioni se ci trattano male, se chiedono il numero e poi spariscono, se di punto in bianco non si fanno più vivi. Tutto ciò non è razionale, ma significa solamente una cosa: non gli piacciamo! Se da piccoli il bambino che condivideva il banco con noi ci faceva lo sgambetto ogni volta che passavamo, non voleva attirare la nostra attenzione, giammai. Significava solamente che gli stavamo nettamente antipatiche, che presto ci avrebbe appiccicato la gomma da masticare tra i capelli se non fosse intervenuta la maestra con tempestiva iniziativa.
Le frasi come "tu meriti di meglio, credimi", "noi siamo perfetti l'uno per l'altra, è solo il tempo ad essere sbagliato" e "non i voglio ferire", sono solamente modi eleganti per decretare la fine di un rapporto. Anche la cosiddetta "pausa di riflessione" è solo un espediente per porre fine ad una relazione: chi conoscete che dopo una pausa-di-riflessione, hanno meditato a lungo per poi rimettersi insieme? Ecco, appunto.
È da porre fine anche alla divulgazione di un'altra bestialata: gli uomini si prendono per la gola. E voi dite che se mi presento da uno che mi piace con una teglia di muffins appena sfornati mi propone subito il matrimonio? Questa è un'altra tipica cavolata che si insinua nelle menti delle giovani bimbe per avviarle al fantastico mondo della cucina. Pensando che, se riusciranno a sfornare un arrosto al pari di quello della nonna, si mariteranno quanto prima, le giovani fanciulle ottenebrate dall'immagine del Principe Azzurro, si mettono subito ai fornelli. Risultato? Quei cibi finiranno sul girovita delle fanciulle nella fase della pubertà e sarà estremamente difficile mandare via la componente lipidica in eccesso.
Infine, l'amicizia tra uomo e donna. È possibile, soprattutto se lui/lei è gay o tra i due intercorre un rapporto di parentela, ma anche in altre situazioni è possibile. Che poi questo rapporto possa sfociare nell'amore, è anch'esso possibile; tuttavia, si può avere un amico maschio senza per forza pensare di mettere su casa con lui.
Si tenga presente che tali considerazioni sono state fatte in seguito ad un errato e inappropriato (ma anche mancato!) approccio all'amore da parte mia, ma che talvolta si rivelano estremamente veritiere.
Per altri interrogativi irrisolti rivolgersi alle puntate di Sex And the City, manuale più che esplicativo su ogni comportamento riguardante le relazioni uomo/donna.
Oggi vi propongo la ricetta di un dessert strepitoso, che ho ripreso dal blog di Paoletta, Anice&Cannella. Ho modificato la quantità di colla di pesce, e ho utilizzato i frutti di bosco surgelati, in assenza di mirtilli freschie e/o, nella fattispecie, surgelati. Nessun mito da sfatare stavolta, la torta dà sempre un ottimo risultato, riuscendo sempre fedele alle aspettative: celestiale il contrasto tra la dolcezza del cioccolato e il sapore asprognolo dei frutti di bosco, tra la soffice morbidezza del pan di spagna e la consistenza gelatinosa della bavarese.
Bavarese al cioccolato e frutti di bosco
Ingredienti
per il pan di spagna:
40 gr di tuorli d'uovo
100 gr di albumi
110 gr di zucchero a velo
15 gr di cacao
20 gr di fecola
per la bavarese:
300 gr di frutti di bosco
300 gr di zucchero
17 gr di gelatina in fogli
300 gr di panna montata
per il topping:
150 gr di frutti di bosco
35 gr di zucchero
60 gr di acqua
5 gr di gelatina in fogli
Procedimento
per il pan di spagna:
Montare i tuorli con 40 gr di zucchero a velo.
Montare a neve l'albume aggiungendo 70 gr di zucchero a velo, unire i due impasti e incorporare la fecola e il cacao, amalgamare bene il tutto.
Mettere in una tortiera imburrata e infarinata (io ho usato una tortiera a cerniera di 26 cm di diametro) e cuocere in forno per 15 minuti a 200°. Far raffreddare.
Frullare, con il frullino a immersione, i frutti di bosco con lo zucchero.
per la bavarese:
In una casseruola far bollire 50 gr della salsa di mirtilli ed unire la gelatina in fogli, precedentemente ammollata in acqua fredda. Amalgamare il tutto e aggiungere la restante salsa di mirtilli. Far raffreddare bene il composto e prima che si addensi unire la panna montata, mescolare bene.
Mettere il pan di spagna dentro un cerchio metallico foderato di carta acetata, versarvi la bavarese e mettere a rassodare in frigo. Nel frattempo preparare il topping: far cuocere lo zucchero con l'acqua, unirvi la gelatina in fogli, precedentemente ammollata in acqua fredda, quindi unire i frutti di boscoi. Far cuocere per 3 minuti circa, quindi lasciar raffreddare a temperatura ambiente.
Quando la bavarese è un po' rassodata e il topping è freddo, ricoprire la superficie della bavarese e mettere nuovamente in frigo per due ore.
domenica 17 gennaio 2010
... da leccarsi le dita! - Cheesecake di cioccolato al profumo di limone
Non sono mai stata una persona competitiva. Né a scuola, né in ambito sportivo, né in nessun altro luogo. Quando, nel corso di una partita di pallavolo, le avversarie segnavano un punto e mi ruggivano in faccia urla spaventose, io non battevo ciglio e, quasi intimorita, quando arrivava il momento del mio riscatto, mi limitavo a sorridere compiaciuta, come se il punto non l'avessi segnato io, ma una mia compagna di squadra. Quando prendevo un bel voto a scuola me ne stavo zitta, non come quella psicopatica di classe mia (denominata Broccolo per i capelli dalla forma a cavolo bitorzoluto) che sbandierava i suoi 8 e i suoi 9 a destra e a manca, compiacendosi anche per un mezzo voto in più; e quando mi chiedevano "Com'è andata?", io rispondevo sibillina "Bene." Quando l'allenatore mi obbligava a sfogarmi, a mostrare un po' di sana competitività, io, quasi per ripicca, recitavo la parte dell'agnellino votato al sacrificio durante l'allenamento, un anellide senza midollo spinale. Quando una mia idea o una mia proposta si dimostra superiore alle altre, sono solamente contenta di aver trovato la soluzione, non facendolo pesare a nessuno. Diciamo che l'agonismo è cosa che non mi riguarda. Per questo motivo, quando Ele di dEliciously mi ha invitata a partecipare al contest da lei indetto ... da leccarsi le dita!, mi sono trovata un po' spiazzata, come se la cosa non mi potesse neanche riguardare. Però ho visto che la giuria è strepitosa, composta non solo dai migliori foodbloggers in circolazione, ma anche dal Mastro Pasticcere Silvio Bessone. E i premi sono davvero appetibili, tutti strumenti che in cucina sono più che utili. E poi ancora la cara Ele, invitandomi a partecipare, mi ha in qualche modo lusingata, innalzando un po' l'autostima (scarsa) che ho nei miei confronti. Allora mi sono detta: proviamoci. Fin da piccoli ci insegnano che l'importante non è vincere, ma partecipare: sebbene non abbia mai avvertito il livello di adrenalina innalzarsi vertiginosamente in seguito ad una competizione, trovo il contest troppo interessante per rinunciarvi. Le regole prevedono la preparazione di un dolce al cioccolato. Un altro problema, dal momento che il cioccolato mi piace sì, ma non ne vado pazza nei dolci. Preferisco piuttosto addentare una barretta al 70% fondente, invece di un tortino al cioccolato, di un brownie o di un fondant al cioccolato. E, per esempio, la Nutella mi stucca proprio, mi avvolge la lingua e mi impasta tutta. Forse in me c'è qualcosa di geneticamente sbagliato, ma il mio obiettivo era quindi quello di trovare un dolce al cioccolato che non venisse a noia. Beh, direi che l'ho trovato. Il dessert che vi propongo oggi è quello con cui parteciperò al contest. Un dolce non eccessivamente dolce, in cui il Cioccolato fa da padrone indiscusso, ma il cui sapore non stanca; curiosamente piacevole è risultato il contrasto col sapore di limone, agrume che ho usato in sostituzione della solita arancia e che sembra quasi pulire la bocca da ogni sapore precedente; le decorazioni, oltre che esteticamente gradevoli, sono anche davvero buone; mia mamma, che il cioccolato quasi lo detesta, se neè servita ben due fette; ultima cosa, ma non per questo meno importante, oltre al cioccolato presente, la quantità di grassi è ridotta al minimo, quindi ideale per questo periodo post-festività. Tutte valide motivazioni per provare almeno a farlo, no? :)
Cheesecake di cioccolato profumato al limone
Ingredienti
per la base:
200 g biscotti al malto e miele Osvego
80 g burro
2 cucchiai di cacao amaro
per il cheesecake:
300 g ricotta
300 g yogurt greco
3 uova
150 g cioccolato fondente
40 g cacao amaro
120 g zucchero
un limone non trattato sale
per decorare:
un limone non trattato
100 g zucchero
cacao amaro
Procedimento
Tritare i biscotti al mixer e mescolarli in una ciotola col burro fuso e il cacao amaro setacciato. Distribuire il composto sul fondo di uno stampo tondo a cerniera di 24 cm di diametro rivestito con carta da forno, schiacciarlo con un cucchiaio livellandolo e farlo riposare in frigo per 30 minuti.
Tritare il cioccolato e scioglierlo a bagnomaria. Sgusciare le uova e separare i tuorli dagli albumi: montare i primi con lo zucchero e i secondi con un pizzico di sale. Mescolare la ricotta e lo yogurt con il composto di tuorli, il cioccolato fuso, il cacao, la scorza grattugiata del limone e gli albumi montati e versare il tutto nello stampo.
Cuocere il cheesecake nel forno caldo a 150° per 55 minuti circa. Toglierlo dal forno, metterlo nel frigorifero e lasciarlo raffreddare per almeno 2 ore.
Per la decorazione, tagliare il limone a fettine sottili, quindi cuocerle per 10 minuti a fuoco basso in uno sciroppo fatto con 1 dl di acqua e lo zucchero. Disporre le fettine sul dolce, precedentemente spolverizzato di cacao amaro.
martedì 8 settembre 2009
Ricominciaaaamo
Col meeting di Rimini che si è tenuto domenica scorsa, si può dichiarare ufficialmente la fine dell'estate. L'afa e il caldo che non fanno dormire la notte e che rendono la pelle appiccicosa, lasciano spazio ai primi freddi, alle prime giacche, alla brezza settembrina e ad un azzurro diverso del cielo. La vita ricomincia, con il solito tran-tran e la solita routine quotidiana. Dunque, perciò, quindi, ergo, mi sembra anche l'ora di riaprire il blog. Si riprende anche con la scuola, l'università e il lavoro: non prendiamoci in giro, il nuovo anno non inizia a gennaio, bensì a settembre! Comincia una nuova vita, insomma. Non credo a quelli che dichiarano con sicurezza che starebbero sempre in vacanza. Forse perché io proprio non ce la farei: stare in panciolle dalla mattina alla sera non è la mia vocazione! Che c'entra, le vacanze non si disdegnano, ma proprio perché sono vacanze, ossia sono un momento di transizione, qualcosa di non permanente e duraturo. Proprio per questo motivo sono anche molto attese! Stessimo sempre sul divano non le aspetteremmo con uguale intensità e frenesia. Sono consapevole anche del fatto che questi sono discorsi da chi - per l'appunto - è appena uscito dalle vacanze, che ancora non sa quello che lo aspetta, che ancora non si è stufato di riniziare perché ancora non ha neanche riniziato. Detto questo, auguro a tutti un buon rientro, e un buon anno nuovo.
Per salutare l'estate, un dessert sicuramente fresco e appagante, da non disdegnare neppure d'inverno.
Soufflé glacé ai frutti di bosco
Ingredienti:
250 ml panna fresca
2 uova + 1 tuorlo
170 g zucchero
2 cucchiai di zucchero a velo
1 bustina di vanillina
500 g frutti di bosco (anche surgelati)
Procedimento:
Frullare i frutti di bosco grossolanamente. Servendosi delle fruste elettriche, sbattere in una ciotola le uova e il tuorlo con lo zucchero e la vanillina, quindi cuocere a bagnomaria per circa 5 minuti. Togliere dal fuoco e sbattere ancora un po', quindi lasciar intiepidire il composto. Unire la purea di frutti di bosco e mescolare delicatamente il tutto. Montare la panna fresca, avendo l'accortezza di riporre in frigo almeno 15 minuti prima dell'operazione, le fruste e il tegame dove verrà montata. Aggiungere lo zucchero a velo a pioggia mano a mano che si monta. Quindi, incorporarla delicatamente al composto precedentemente preparato e mescolare. Versare il tutto in ciotoline e/o bicchierini rivestiti all'esterno con carta da forno fissata con elastici da cucina o con lo spago, in modo che questa superi il bordo di almeno 2 cm. Riempire i recipientini in modo che il composto superi i bordi, poi porre a riposare in freezer per almeno 6 ore. Togliere dal freezer qualche minuto prima di servire e decorare a piacere.
lunedì 27 luglio 2009
Organizer
Uno degli aspetti che più urta il mio già precario-di-suo sistema nervoso quando mi ammalo, è il fatto di dover frenare la mia continua e instancabile iperattività. Io sono una persona - diciamo poliedrica, che si tiene occupata con le mille attività più svariate. Anche se sono conscia di dover passare del tempo in casa, trovo comunque qualche espediente, come farmi t-shirts da sola, o mettermi a disegnare; questo perché la creatività è indispensabile nella mia vita, ne ho dosi a volontà da esprimere come più mi piace (dicono che il segno astrologico dell'Acquario sia particolarmente incline a ciò). Oltretutto, sono anche una persona che tende a programmare ed organizzare costantemente tutto quello che fa. Sebbene non mi serva di un'agendina elettronica o di un romantico Moleskine, il mio cervello, diviso a settori e scomparti, funziona come un registro di eventi. Quando la mattina mi sveglio, la mia testa comincia subito a programmare il da farsi e le ore che mi separano alla sera. C'è anche ore 8:45/9:05 colazione. Sa un po' di ossessione compulsiva, ma se qualcosa non va come da previsto o se, che non succeda mai!, qualche orario non viene rispettato, la mia rabbia sale alle stelle. Devo avere tutto sotto controllo. Ovviamente ciò si rivela impossibile, quanti sono gli imprevisti che sorgono inaspettatamente! Detto questo, comprenderete meglio quando vi dirò le parole "febbre per una settimana intera, a 39 con bronchite e a fine luglio". Innanzitutto, tutte le mie pianificazioni appunto. Le giornate in piscina, feste patinate in ville sperdute, giornate al mare e festival di musica. Puff, cancellato. E, come se non bastasse, con la febbre a 39 e oltre, di certo non potevo mettermi a fare chissà cosa. Anche un libro un po' più impegnativo di Glamour mi sembrava un'impresa titanica, per non parlare della cucina! L'ho così trascurata da non avere praticamente ricette nuove da proporvi (ma rimedierò). La mia attività consisteva nello stare supina nel letto emettendo un costante lamento da appestata, oltretutto mentre tutti intorno a me insinuavano che avessi preso la suina (vedi post precedente), il che è stato abbastanza avvilente. Solo adesso ne sto uscendo, in compagnia di un pasticcone di antibiotico di quantità macroscopiche, e di uno sciroppo con "aroma di cannella" e "polvere di caramello". Tutt'altro che appetitoso. Mi pinzo il naso, lo butto giù, bicchiere d'acqua e poi qualunque cosa abbia un sapore più gradevole. Come questa torta. Vogliamo parlare del "pasto del malato"? Brodo, petto di pollo con verdure lesse e riso in bianco. Appena mi sono messa in piedi ho voluto provare questa splendida torta che in questi giorni troneggiava in diversi blog, tra cui Deliziando, Muffins, cookies e altri pasticci e C'era una volta, ma adesso non c'è più, ripresa da "Sale&Pepe" del mese di luglio.
Torta di pesche e crema cotta
Ingredienti per 6 persone
per la base:
60 g burro
60 g zucchero
1 uovo
80 g farina
5 g lievito per dolci vanigliato
un pizzico di sale
per la crema:
130 g zucchero
1/2 l latte
200 g fecola
1/2 l panna fresca
4 uova
la scorza grattugiata di un limone non trattato
inoltre:
4 amaretti morbidi di Sassello (la ricetta ne prevedeva 8 ma 4 sono stati sufficienti a ricoprire la base)
400 g pesche noci
Procedimento
Innanzitutto prepariamo la base. Utilizzando le fruste elettriche, montate il burro morbido con lo zucchero fino ad ottenere un composto cremoso, poi incorporate l'uovo, la farina setacciata con il lievito e un pizzico di sale.
Foderate il fondo di uno stampo a cerchio apribile di 22 cm di diametro con la carta da forno, incastrandola col bordo, e imburrate e infarinate i bordi. Versatevi l'impasto e, utilizzando il dorso di un cucchiaio leggermente inumidito, livellatelo accuratamente, quindi cuocete la base in forno caldo a 150° per 30 minuti.
Nel frattempo prepariamo la crema. Scaldate il latte con lo zucchero in una casseruola finché quest'ultimo non si scioglie. A parte, stemperate la fecola nella panna e, versandola a filo nel latte zuccherato e mescolando continuamente con una frusta a mano, cuocete la crema su fiamma bassa per 5-6 minuti o fino a quando risulta molto soda.
Lasciatela intiepidire, quindi incorporate la scorza grattugiata del limone, le uova, una per volta, e le pesche (tranne una che servirà per la decorazione), pelate, snocciolate e tagliate a dadini.
Lasciate raffreddare la crema, cospargete la base cotta con gli amaretti sbriciolati, poi versate la crema sulla base (non spaventatevi perché arriverà fino al bordo ma in cottura non cresce), trasferite nuovamente lo stampo in forno e proseguite la cottura per un'ora a 150° (verificando la cottura al centro della torta con uno stuzzicadenti che deve uscire praticamente asciutto.
Lasciate raffreddare la torta nello stampo in frigorifero per almeno 6-8 ore, sformatela sul piatto da portata e decoratela con la pesca rimasta tagliata a lamelle sottili.
martedì 30 giugno 2009
Una promessa è una promessa

Fare delle promesse è come stringere un patto: mantenerla diventa in seguito un obbligo morale e categorico. La promessa può essere di diverso tipo, più o meno importante. Se uno spot pubblicitario ci promette capelli lisci e setosi e poi ce li ritroviamo crespi e stopposi, ha tradito la promessa fatta (non parliamo poi delle proteine di diamante). Se Umberto promette di sposare Adelina e poi non si presenta all'altare, per esempio, è un problema grave e serio, e la promessa infranta era pure grave e seria. Tuttavia può ferire anche un'amica che, pur avendo promesso di portarsi un nostro segreto nella tomba, lo vende al primo curioso acquirente di gossip. In ogni caso, fare una promessa implica il rispettarla. Fare una promessa e poi non mantenerla non serve a niente: tanto vale ammettere subito che è impossibile riuscire a fare ciò che si è giurato, così si evita la delusione in chi ha sperato e confidato in noi. Molte volte commetto l'errore di fidarmi troppo e dare delle promesse per scontate, ma purtroppo non sempre è così, spesso le promesse vengono fatte a cuor leggero, sta a noi stabilire se dare loro peso oppure no. Anche Arnold Schwarzenegger, nel film che dà il titolo al mio post di oggi, fa di tutto per portare Turbo-Man al figlio trascurato (come se poi l'affetto si potesse pagare con un pupazzo in PVC, ma va beh...) che lo ha chiesto come regalo di Natale, e se anche Schwarzy riesce a mantenere una promessa, ce la possiamo fare anche noi.
Per questo, meglio tardi che mai, mi appresto a mantenere la promessa fatta a babi di room 4 desserts, rispondendo alle domande del premio-gioco che postò circa una settimana fa :)
Enjoy yourselves
Le 5 cose che desidero:
* passare il test per Medicina a settembre;
* stare in salute;
* che l'Italia diventi un posto migliore in cui vivere;
* che i miei sforzi, in qualunque campo, vengano ripagati;
* riuscire a realizzare le mie aspirazioni, anche se ciò comporta sacrificio.
Le 8 cose che vorrei fare di qui all'eternità:
* andare a New York e a Tokyo (sì, babi, pure io!);
* provare bungee jumping;
* riuscire ad essere più estroversa;
* trovare una persona giusta che stia al mio fianco;
* coltivare le mie passioni senza rinunce;
* imparare ad usare correntemente l'inglese (babi, di nuovo ci intendiamo troppo!), e magari riuscire a pronunciare anche quella erre moscia francese così chic;
* riuscire a diventare un po' più tollerante e paziente con chi mi circonda;
* mantenere le mie amicizie, a cui voglio un sacco bene, e intrecciarne di nuove.
Per carenza di tempo non passo il gioco a nessun altro, anche se se lo meriterebbero un sacco di persone che commentano il mio blog ogni qualvolta posto. Davvero, i vostri commenti mi riempiono di gioia, mai avrei sperato in una tale riuscita del blog! Grazie di cuore.
Per oggi, uno dei miei dolci estivi preferiti, fresco, gustoso e leggero (almeno secondo le papille gustative).
Torta-mousse ai frutti di bosco
Ingredienti
per la base:
200 g biscotti al malto e miele Osvego
100 g burro
per la mousse:
375 ml yogurt magro ai frutti di bosco (3 vasetti)
4 cucchiai colmi di zucchero a velo
250 ml panna fresca
12 g fogli di colla di pesce
1 bustina di vanillina
2 cucchiai di acqua
per la copertura:
3 fogli di colla di pesce
e a scelta
300 g fragole o altra frutta, 4 cucchiai di zucchero semolato
oppure 200 g marmellata, 3 cucchiai di acqua
Procedimento
Preparare la base, tritando i biscotti nel mixer ed unendoli al burro sciolto. Foderare una tortiera del diametro di 26 cm con della carta da forno, quindi disporre sul fondo il composto di biscotti, appiattendo bene col dorso di un cucchiaio. Porre in frigorifero a raffreddare.
Per la mousse, far reidratare in acqua fredda per 10 minuti la gelatina e mettere in frigo le fruste elettriche ed il contenitore dove montare in seguito la panna (in questo modo monta più velocemente e con una migliore resa). Nel frattempo, mescolare in una terrina lo yogurt con lo zucchero e la vanillina. Quando la gelatina sarà pronta, tirarla fuori e strizzarla, poi farla sciogliere con due cucchiai di acqua in un piccolo tegamino; unirla al composto di yogurt e mescolare bene. Adesso togliere dal frigo il tegame, le fruste e la panna, e procedere montandola non a neve fermissima. Unirla delicatamente al tutto e mescolare lentamente. Tirare fuori la tortiera dal frigo e disporvi sopra la mousse, livellandola bene con una spatola. Riporre in frigorifero a solidificare per almeno 4 ore.
Per la copertura, procedere secondo gli ingredienti scelti. Se si tratta di fragole o altra frutta, passarle col passaverdura, quindi porre in un tegame la purea ottenuta insieme allo zucchero, scaldarla appena e farci sciogliere i fogli di gelatina precedentemente reidratata.
Se si è scelta la marmellata, metterla in un tegame con l'acqua, scaldarla leggermente ed aggiungere la gelatina fatta reidratare, finché si scioglie.
Versare la copertura sulla mousse, e mettere di nuovo in frigo a compattare per almeno altre 2 ore.
domenica 21 giugno 2009
"La moda passa, lo stile resta"

Per alcune ragazze, l'indice di femminilità è già evidente dall'infanzia. Piccole bambine dagli abitini deliziosi si preoccupano se il vestito della Barbie è male abbinato ai tacchi di plastica, o se lo smalto che ha messo loro la mamma è scheggiato. Il loro colore preferito è ovviamente il rosa, come segnaposto alla scuola materna scelgono un fiorellino. Per altre, l'indice di femminilità è inversamente proporzionale all'età che hanno: più gli anni passano, e più queste acquistano confidenza con il mondo rosa, gaio e confettoso dell'Essere Donna. Ovviamente io appartengo alla seconda categoria: il mio colore preferito era il verde; odiavo le gonne perché non riuscivo a correre bene quando le indossavo (tant'è che ho iniziato a metterle solamente da due anni); non ci tenevo per niente al mio aspetto, mi sentivo cool con i capelli a Santa Maria Vergine e indossavo tute acetate Adidas; giocavo con le Barbie, va bene, ma preferivo correre fuori a inventarmi qualcosa non appena fosse sbucato dal cielo un raggio di sole. Io la Femminilità, intesa nel vero senso del termine, l'ho acquistata solamente da poco. Ora amo i fiocchi (li metterei dappertutto, un'ossessione), mi piace che il make-up sia impeccabile, leggo Glamour ed Elle, ho lo specchietto e il rossetto sempre in borsa, ho capito cosa significhi Eleganza. L'Eleganza, vi spiego, non è la collana di perle o il tailleur. Ci possono essere tailleur che eleganti non sono per niente, per esempio. Secondo me, essere eleganti significa in realtà sapere affrontare il mondo con classe. L'eleganza è, insomma, uno stile di vita: gli Eleganti sono raffinati e colti, e non lo sono solamente perché vestono Chanel e Jimmy Choo. A proposito di questo ci tengo a precisare che non sempre la marca fa acquisire stile ad una persona, anzi. Molte volte il marchio in evidenza è sinonimo di rozzo, di voler dimostrare "chi può" e "chi non può". L'eleganza è un atteggiamento: vuol dire sapersi comportare bene nel mondo, con gli altri, con gentilezza ed educazione, una qualità che ormai sembra persa nella notte dei tempi, e dimostrare una particolare sensibilità verso ciò che ci circonda. Avere classe non vuol dire alzare il mignolo mentre si sorseggia una tazza di tè (giammai, per favore!), ma magari, questo tè, offrirlo ad un'amica che sta attraversando un momento difficile. Non è apparenza, è un modo d'essere che si riflette in ciò che facciamo, nel modo in cui ci atteggiamo e affrontiamo la realtà. Coco Chanel, a cui devo il titolo di questo post, è riuscita dal nulla a crearsi un impero, sfuggendo da una non di certo rosea situazione: lei per me è un'icona, un modello di vita, mica tanto per il tubino nero (però guadagna punti), quanto per come ha saputo sollevarsi da una vita difficile, uscirne fuori a testa alta ed essere ricordata per l'eternità.
La ricetta di un dolce semplice, ma raffinato a suo modo. Un dolce haute-couture.
Mattonella allo yogurt
Ingredienti
500 ml yogurt bianco
120 g zucchero a velo
300 g panna fresca
100 g frutta a piacere, o marmellata
Procedimento
Porre lo yogurt in una ciotola, quindi farvi sciogliere, mescolando bene, lo zucchero a velo. Montare la panna a neve ben ferma, ed aggiungerla delicatamente e gradualmente al composto. Foderare uno stampo da plum-cake con della carta da forno, trasferirvi metà della crema allo yogurt e livellarla con una spatola. Passare lo stampo in freezer per una mezz'ora, il tempo per far rassodare un po' il composto. A questo punto, scegliere il "ripieno": si può schiacciare in un colino 100 g di lamponi o fragole facendo cadere il passato sulla crema; si può versare della marmellata al gusto prescelto, facendola prima sciogliere in un tegamino con un cucchiaio di acqua; si può tagliare albicocche e pesche mature a pezzi, scottarle in acqua e zucchero e passarle al setaccio, quindi unirle alla crema (io ho scelto della marmellata di more fatta in casa). Coprire il ripieno con la rimanente crema, livellarla, riportare sul dolce la carta che sborda e rimettere il tutto in freezer per almeno 4 ore.
Consiglio di sformare il dolce almeno 20 minuti prima di servirlo, in modo che non passi dall'essere un semifreddo all'essere un ghiacciolo. Sfilarlo dallo stampo sollevando la carta, oppure appoggiarvi sopra un piatto che lo contenga bene, quindi rovesciarvi il tutto. In ogni caso, attendere qualche minuto prima di staccare la carta dal dessert.
Per affettare il dolce, utilizzare sempre un coltello a lama larga bagnato di volta in volta in acqua fredda.
lunedì 18 maggio 2009
Il Favoloso Mondo di tartina

A tartina piace: l'odore delle pagine di un libro appena acquistato; gli stampi in silicone per muffins di varie forme; togliersi il Vinavil dalle mani; scoppiare le bollicine della carta da imballaggio; dare soprannomi alla gente; fare caricature e vignette; leggere le scritte in inglese quando è sola; immaginare colonne sonore per ogni momento della sua vita; mangiare il cubetto di ghiaccio che rimane alla fine del drink; l'odore del pane appena sfornato; vedere film d'autore; la erre dei francesi; Johnny Depp; farsi scrocchiare le dita delle mani; risolvere i cruciverba impossibili; programmare; sognare ad occhi aperti; sfogliare riviste di moda mentre si mette lo smalto; i momenti di impasse; riportare citazioni di film famosi; l'umorismo di Woody Allen; le fotografie in bianco e nero; saturare le immagini con Photoshop; il pizzo nero sulle magliette; aggiornare le pagine di Internet; provare nuove ricette; stare sotto la doccia d'inverno; il tè verde; gustare il sorbetto al limone mentre guarda un nuovo episodio di Gossip Girl; scrivere i suoi post; il doposole sulla pelle; giocare a Bubble Breaker sul cellulare; stare al telefono; cantare le canzoni Disney sotto la doccia; il sapore dell'Efferalgan; masticare lo stecco del ghiacciolo; fare degli elenchi; bere un biecchere d'acqua appena si alza; spettegolare con le amiche; spulciare i blog di fashion street style; fare l'aperitivo quando è bel tempo; la parola "pastorizzare"; collezionare collane di varie forme e colori; farsi lo scrub.
A tartina non piace: che qualcuno le dica "Te l'avevo detto, io!"; piangere quando affetta le cipolle; il ticchettio degli orologi, soprattutto di notte; le penne che finiscono l'inchiostro nel momento stesso in cui si deve usarle; sentirsi osservata; essere al centro dell'attenzione; camminare a piedi scalzi; sudare in posti molto affollati; ripetere quello che ha appena detto; essere pizzicata dalle zanzare; farsi la ceretta; pulire il bagno; chi fissa la gente per guardare come è vestita; dimenticare i sogni fatti; non ricordarsi il nome dell'autore di un libro o di una canzone; ricaricare l'i-Pod; essere derisa; la carta igienica che rimane attaccata sotto la suola delle scarpe; essere copiata; mettersi lo smalto sulle unghie dei piedi (ma lo fa per necessità); avere qualcuno che la osserva mentre sta mangiando; la vodka liscia; seguire una lezione senza neanche un minuto di pausa; non ricordarsi dove ha messo quello che le serve; il bagno degli autogrill; quando il piccì le si impalla tutto; modificare i suoi programmi; prendere il sole da sola; il vento che le scompiglia i capelli; gli errori di ortografia; dover comprare le gomme da masticare al bar solo per usufruire del bagno; fare le file in automobile; vedere i genitori che viziano i bambini; le ingiustizie; il tessuto sintetico; rosso e rosa insieme; struccarsi quando torna tardi la notte; Maria De Filippi; chi si introduce nei discorsi senza sapere di che cosa si stava parlando; l'odore della benzina; "avere un attimo di pazienza" e "attendere in linea, prego".
Ah, dimenticavo. A tartina piace anche rompere la crosta della crema catalana con la punta del cucchiaino.
Crema catalana
Ingredienti per 6 cocottine
500 ml latte
4 tuorli d'uovo
100 g zucchero semolato
40 g amido di mais (maizena)
1 limone piccolo
1 stecca di cannella
100 g zucchero di canna
Procedimento
Grattugiare la buccia del limone e porla in un tegame insieme al latte e alla cannella; portare il tutto a ebollizione, quindi togliere il tegame dal fuoco. Lavorare, in un altro tegame a parte, i tuorli d'uovo e lo zucchero semolato con l'aiuto di una frusta, aggiungendovi poi anche l'amido di mais, sciolto precedentemente in un po' di latte freddo. Mescolare il composto ed unirvi il latte bollente filtrato con un colino, non smettendo di mescolare. Portare il tutto ad ebollizione facendo cuocere a fuoco vivace e continuando a mescolare; lasciare cuocere per altri 2 minuti, ottenendo così una crema morbida e liscia, poi togliere dal fuoco. Versare la crema ancora calda nelle apposite pirofiline. Una volta raffreddata, porre in frigorifero e farla riposare per almeno 3 ore. Al momento di servire, cospargere la crema con lo zucchero di canna, e mettere le cocottine sul piano più alto del forno sotto il grill per circa 5 minuti, permettendo così allo zucchero di caramellarsi e di creare la crosticina. Se si dispone di un flambatore, tanto meglio.
domenica 10 maggio 2009
...forse perché la Simmenthal è sempre la Simmenthal! - Bicchierini di panna cotta e gelatina di fragole

Una volta qualcuno se ne uscì così: "Ti pare giusto che LORO abbiano ben 2 feste, mentre NOI, poverini, solo una?" Quel qualcuno era una delle mie coinquiline, e la suddetta frase il frutto delle sue elucubrazioni riguardo all'approssimarsi dell'imminente Festa della Mamma. La sua domanda era semplice: si stava chiedendo perché ai genitori sono dedicati due giorni dell'anno, mentre al contrario non esiste la Festa dei Figli (o la Festa dei Pargoli, o la Festa della Prole, chiamatela come più vi aggrada). In realtà potrebbe sembrare una richiesta abbastanza lecita. Ma in pratica non lo è. Perché deve esserci un giorno in cui regaliamo dei fiori a nostra madre e un giorno in cui regaliamo una cravatta a nostro padre? (Tra i regali più gettonati anche profumi, creme, dopobarba) Sono dell'opinione che ogni giorno dovremmo essere grati ai nostri genitori. Perché? Perché vogliono il nostro meglio, e l'hanno sempre voluto. Perché mettono sempre noi al primo posto (mamma, ti deciderai mai una buona volta ad entrare in un negozio senza pensarmi e a comprare qualcosa solamente per te?). Perché ci sopportano e ci vogliono ugualmente bene, anzi di più (i miei "momenti bui" sono davvero oscuri, delle volte, ma loro ci sono sempre). Perché, che ci piaccia o no, gli assomigliamo parecchio (fisionomia a parte, soprattutto durante i litigi, mi rendo conto di quanto i suoi punti deboli siano anche i miei). Perché siamo frutto della loro unione, anche se magari adesso sono divorziati e uno vive in Ungheria e l'altra a Bassano del Grappa. Voglio fondare un club: "Associazione Italiana Contro le Feste Prive di Senso". Tra queste anche San Valentino, la Festa della Donna e il Ferragosto. Che ci voglia un giorno particolare per comprare una scatola di Baci, fare torte a forma di cuore e dire al proprio ragazzo quanto si ami mi sembra altamente superficiale. Così come regalare mimose. Così come fare file di macchine chilometriche per un giorno di mare, ma solo perché tutti ci vanno e la città sennò è deserta. Comunque sia, queste feste hanno sempre un gran successo: l'emblema del consumismo dopo il Babbo Natale della Coca-Cola. E ri-comunque sia, alla fine sono anche simpatiche, dai. Proprio alla fine, eh.
Al posto del solito mazzo di margherite, ciclamini e girasoli, una dolcezza per mia mamma, che è sempre presente, anche quando farebbe meglio lasciarmi perdere.
Bicchierini di panna cotta e gelatina di fragole
Ingredienti
per la panna cotta:
250 g panna fresca liquida
250 g latte
80 g zucchero
2 e 1/2 fogli di colla di pesce
1 bustina di vanillina
per la gelatina di fragole:
300 g fragole
2/3 cucchiai di zucchero
2 fogli di colla di pesce
Procedimento
Mettere i fogli di colla di pesce in acqua fredda e lasciarli in ammollo per dieci minuti, quindi tirarli fuori e strizzarli bene. Versare in un pentolino il latte e la panna e portare a bollore: quando inizia a bollire, aggiungere lo zucchero, la vanillina ed i fogli di colla di pesce. Mescolare bene, far ribollire per un paio di minuti (continuando a mescolare), poi togliere dal fuoco. Lasciare dunque la panna cotta a raffreddare a temperatura ambiente, e nel frattempo preparare la salsa di fragole, frullandole nel mixer insieme allo zucchero. Mettere la salsa ottenuta in un pentolino, scaldarla giusto un attimo e aggiungervi la colla di pesce, mescolando il tutto per farla sciogliere. Lasciare anche la gelatina a temperatura ambiente e iniziare a preparare gli strati: in un bicchierino versare il primo strato di panna cotta, poi porre in freezer per minimo 15 minuti (se occorre, anche per più tempo, giusto il necessario per far solidificare lo strato). Tirarlo fuori e compiere lo stesso procedimento con la gelatina di fragole. Al termine dell'operazione, mettere in frigorifero e far riposare per almeno 4 ore.
domenica 22 marzo 2009
Revival

A mio parere il detto "Chi cerca trova" non è del tutto veritiero. Capita molte volte, infatti, che chi cerca non trova quello che desiderava: a seconda dei casi, può trovare di meglio o, ahimè, di peggio. Ad esempio, se si è perso un anellino di argento ai parchi pubblici ci si potrebbe imbattere, durante la sua ricerca, in una collana di perle come in un escremento di cane (io appartengo più alla seconda categoria). Molte volte, invece, capita che chi cerca trova qualcos'altro che non si sarebbe aspettato di trovare, o qualcosa che aveva dato per perso da tempo, o ancora qualcosa che non si ricordava di possedere. Giorni fa mi sono messa a rovistare nei piccoli cassetti del salotto, che contengono una quantità esagerata di... cassette. Non sto parlando di cassette di frutta, e neanche di VHS, piuttosto delle vecchie e care musicassette, le compact cassette, insomma quelle che oggi sono state sostituite di sana pianta dai CD, quelle con il nastro che io mi divertivo a srotolare, quelle su cui potevi registrare le tue imbarazzanti performance musicali e poi riregistrarci sopra, facendo finta di niente. Dopo aver riesumato la cassetta originale di Céline Dion che avevo fuso in corrispondenza della traccia My heart will go on (erano i tempi di Di Caprio e del Titanic), sono partita alla disperata ricerca delle varie Hit Mania Dance, con cui mi smannavo in balli convulsi d'estate, ai villaggi turistici e poi a casa, dove potevo riproporre le mosse abilmente apprese. Come avrete intuito dall'inizio del post, non ho assolutamente trovato alcuna delle cassette che cercavo, bensì una che mai mi sarei aspettata di trovare: "Le più belle canzoni di Cristina D'Avena", vol. 2 L'ho immediatamente infilata nel registratore, e ne sono uscite le canzoni che hanno accompagnato i pomeriggi della mia infanzia, quando, mentre facevo merenda, mi appostavo alla televisione e seguivo tutti i cartoni giapponesi possibili. C'è Mila e Shiro, con le giocatrici di pallavolo che stanno mezz'ora in aria a pensare dove schiacciare la palla, se stanno bene con la nuova divisa e cosa mangeranno per cena. C'è Pollon, che con la sua dubbia "Sembra talco, ma non è, serve a darti l'allegria!" diventa la pusher dell'Olimpo. C'è O-o-o-occhi di gatto, con le tre sorelle che han fatto un patto. C'è L'Incantevole Creamy, che con il suo Parimpampù si trasformava nella Britney Spears di Tokyo. E poi c'è Lycia, con l'odioso gatto Giuliano e Mirko, che si è spalmato in testa metà barattolo di maionese e metà barattolo di ketchup. C'è Piccoli problemi di cuore, con le mille seghe mentali di Miki. C'è Là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu. Sebbene manchi Sailor Moon, di cui io non mi sono persa neppure una puntata (avevo anche lo scettro, ma mi chiedevo come mai nessuno riuscisse a riconoscerla quando si trasformava), la cassetta trovata è per me preziosa. (Ovviamente non vi rivelerò che l'ho messa a tutto volume cantando a squarciagola e saltando per la stanza con foga, sarebbe troppo imbarazzante. Ehm...)
Cristina D'Avena oggi ha 45 anni e non dimostra minimamente l'età che ha. Se mi metto a remixare Doraemon, dite che posso ritardare il botulino?
Panna cotta alle arance rosse
Ingredienti
per la panna cotta:
200 ml panna liquida
150 ml latte
100 g zucchero
15 g colla pesce (3 fogli)
2 arance rosse (qualità Tarocco)
per guarnire:
20 g cioccolato fondente al 70%
Procedimento
Versare in un pentolino la panna e il latte. Unire anche lo zucchero e la scorza grattugiata di un'arancia. Quando inizia a bollire, filtrarlo con un colino ed aggiungere la colla di pesce precedentemente tenuta in ammollo per 10 minuti e poi strizzata. Mescolare e lasciar raffreddare. Quando il liquido sarà freddo, versarvi il succo delle due arance spremute, dopo averlo filtrato. Mescolare bene e versare nei bicchierini o nelle coppette. Porre in frigorifero per almeno 4 ore (meglio se una notte intera).
Per le guarnizioni, far sciogliere il cioccolato fondente, quindi creare con il cucchiaino dei ghirigori sulla carta da forno. Porre in frigorifero a raffreddare per 2 ore circa.
Quand'è il momento di servire, staccare delicatamente i decori di cioccolato e infilzarli nella panna cotta, unendo magari delle scorzette d'arancia candite.