sabato 4 aprile 2009

Dulcis in fundo


Molti termini della lingua italiana derivano dal greco, molti dal latino. Non è assolutamente corretto chiamarle "lingue morte": vivono ancora più di quanto si immagini. Quando parliamo di democrazia, magari, pensiamo solamente che non riusciremo mai ad avere/vedere un governo veramente democratico, senza minimamente riflettere sul fatto che, tale parola, è un composto greco: significa "potere del popolo" (proprio due giorni fa un concorrente del Milionario è caduto miseramente su questa domanda, quindi vi conviene leggere, o potreste perdere un patrimonio di 150.000 euro). Ciò che è "edibile" è "ciò che si può mangiare" proprio grazie a quei Guitti Greci (la poco da palcoscenico Elisa Odoardi, una volta fece una magra figura alla "Prova del Cuoco" chiedendo espressamente il significato del termine; manco stesse conducendo un programma sull'ippica acrobatica, dico io). I grecisti non confonderanno mai l'astronomia con la lettura dell'oroscopo, proprio perché sanno bene, dall'etimologia del termine, che la prima è la scienza che studia gli astri, la seconda è invece un modo per gabbare chi crede alle superstizioni predicendogli il futuro e intascandosi i soldi. Per non parlare poi della medicina, lì è tutto un grecismo, tra sistole, elettrocardiogramma e paracetamolo. Da non sottovalutare anche il contributo che quei Lungimiranti Latini hanno dato alla lingua che parliamo oggi. Quando posizioniamo il Bambin Gesù vicino alla mangiatoia e ci riteniamo molto soddisfatti per il nostro presepe che quest'anno è anche dotato di fiumiciattolo scorrevole, neanche andiamo a pensare che la parola "presepe" deriva dal latino e significa "recinto chiuso". Se pigiamo sulla tastiera il tasto che si trova accanto al punto, vediamo comparire sullo schermo un segno di punteggiatura come tanti altri: mai andremmo a pensare sul fatto che quel simbolo, la virgola, ha un nome antico, dal momento che in latino la virgula era una "piccola verga" o un "bastoncino", qualcosa di ricurvo, per capirsi. Per rimanere in tema mangereccio, uva deriva invece dal verbo "uvère", che vuol dire "essere umido": l'uva, che i romani gustavano distesi su quegli accoglienti triclini, è infatti il frutto più sugoso e umido per eccellenza. Un'altra parola di uso corrente è "abitudine". Questa deriva dal latino "habitudo", e significa "struttura fisica" o "morale". Ecco, ognuno di noi ha delle abitudini di vita, qualcosa che facciamo ripetutamente, che ci piaccia o no. Si può avere l'abitudine, alquanto discutibile, di portare fuori il cane alle quattro di notte, per esempio (col rischio di venir rapinato o di addormentarsi al primo palo della luce che si incontra). Oppure si potrebbe avere l'abitudine di ruttare dopo i pasti, e questa sarebbe una cattiva abitudine qui in Italia perché simbolo di pura maleducazione, ma sarebbe una buona, anzi doverosa abitudine in Cina, dove significa di aver gradito il cibo (con tanti complimenti allo chef). L'abitudine è comunque qualcosa che non abbiamo alla nascita, ossia non siamo predestinati ad ordinare sempre il ketchup a parte con le patatine, mettiamo caso. Le abitudini nascono dall'esperienza e, in buona parte, dall'educazione e da some siamo stati ABITUATI a vivere in famiglia: provate a tenere a lungo il ciuccio a vostro figlio, e magari questo si ritroverà a trent'anni a succhiarsi il pollice quando si trova nelle situazioni più difficili. Oltretutto è davvero difficile scollarsi di dosso le abitudini apprese, che fanno ormai parte del nostro modo di vivere: a volte è però necessario cercare di togliersi quelle malsane, anche se occorre del sacrificio. Un'abitudine che mi contraddistingue, oltre a quella maniacale di volermi apparecchiare la sera per la mattina (non immaginate che goduria svegliarsi tutti assonnati e trovare la tovaglina con sopra appoggiato ordinatamente tutto il necessario, mettersi a tavola e gustare la colazione!), è quella di prendere il caffè nero senza zucchero, nel seguente ordine: una bella tazza la mattina, una e mezza dopo pranzo, e il decaffeinato la sera. Proprio non potrei rinunciarci. Un grazie infinite al caro vecchio Cristoforo Colombo che ci ha dotati di questa prelibatezza, diventata poi anche simbolo di aggregazione sociale (basti pensare ai caffè ottocenteschi, dove ci si riuniva per parlare di filosofia o per cospirare contro il re e la regina) e di sveglia automatica per l'organismo (anche se, vi dirò, il sonno a me non passa dopo una tazzina di caffè). Del caffè sono state fatte mille varianti, mille combinazioni: si può bere ghiacciato, al vetro, in tazza, con la schiuma, macchiato, col caramello, col cioccolato, lungo, corto, medio, nei bicchieroni di carta di Starbucks. Io però - chiamatemi campanilista - tifo per quello italiano, il più concentrato e il più intenso di tutti. Caffè latino, insomma.


Muffins al caffè

Ingredienti

umidi:
2 uova piccole
200 ml latte
90 g burro fuso

secchi:
250 g farina 00
150 g zucchero
2 cucchiaini di lievito
1 cucchiaio da minestra colmo di caffè solubile

Procedimento

In una ciotola, mescolare gli ingredienti secchi; in un'altra terrina, mescolare invece quelli umidi, dopo aver sciolto il caffè solubile nel latte intiepidito. Versare gli ingredienti umidi in quelli secchi, cercando di mescolare solo il necessario servendosi di un cucchiaio di legno. Infornare in forno preriscaldato a 180° per 20-25 minuti circa (vale la "prova-stecchino").

6 commenti:

Carolina ha detto...

Ciao Tartina!
Come stai?
Un paio di cose:
1) mi hanno sempre fatto tanta invidia i romani che mangiavano distesi, se lo facessi io non digerirei per i prossimi 100 anni...
2) abbiamo un punto in comune. Come capisco la tua necessità e la goduria del giorno seguente nel trovare la tavola tutta sistemata per la colazione! È un'abitudine che mi piace un sacco...
3) in questo momento gradirei tanto uno dei tuoi muffins per poterlo accompagnare alla mia tazzina di caffè...
Buon pomeriggio cara!

babi ha detto...

Ciao tesorina come va? I tuoi post sono sempre interessantissimi e allo stesso tempo divertenti, mi piace tantissimo leggerti :) Anche a casa mia c'è la meravigliosa abitudine di apparecchiare la tavola per la colazione la notte prima! Ognuno ha la sua scodella, mia sorella quella azzurrina con i coniglietti per il the, mio padre quella piccola per il cappuccino, mia madre idem, io la tazzina da caffè e la tazzona per lo yogurt... e poi la biscottiera, le marmellate, il pane, lo zucchero, il miele, la frutta... insomma, svegliarso e trovare la tavola già imbandita mette il buonumore di primo mattino no? Eh eh! :)
complimenti per questi muffin al caffè, io li apprezzerei moltissimo a colazione (ma pure a merenda!) visto che adoro il caffè! Un mega bacio e al prossimo post!

manu e silvia ha detto...

passiamo di qui velocemente epr un salutino ed un assaggio di questi muffin!
baci baci

ღ Sara ღ ha detto...

io adoro il caffè!!!! questi muffins sono STREPITOSI!!!!

Isafragola ha detto...

ciao bellezza,
un salutino veloce che magari trovi prima di ripartire. Sono indietrissimo con i post, ma pian pèiano recupero. A presto

tartina ha detto...

@Carol: Ciao, io tutto bene, le vacanze pasquali sono quasi arrivate :)
1)Ahahah, davvero! Poi mica mangiavano leggeri! Cacciagione, volatili, sughi e olii vari. In seguito, si fiondavano a bagno nelle terme. Eppure è una civiltà che è vissuta a lungo, altro che dieta a zone!
2) quanto è bello? Dà la sensazione di ordine ed organizzazione al massimo!
3) ;)

@babi: Grazie, cara! Uuuuh sono contenta di sapere che è un'abitudine comune! Io pure ho la ciotolina per i cereali e lo yogurt, il coltello per il kiwi e il mio bicchierone da colazione preferito :P

@manu e silvia: Grazie, ragaSSe!

@Saretta: Io sono una caffeinomane come te :DDD

@Isa: Sta' tranquilla, come procede il trasloco piuttosto? Saluti al Tupilotto!