
"Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena."
Ed è proprio così che riaffiora alla memoria di Marcel Proust un episodio della sua fanciullezza: quando, prima di andare a messa la domenica mattina, si recava a Combray presso la zia Leonia, che gli offriva il dolcetto in questione accompagnato da una tazza di infuso di tè o di tiglio. Trattasi di memoire involontaire, memoria involontaria: una sensazione visiva o olfattiva, come un profumo o un sapore, evoca in noi un ricordo legato a quella percezione. Grazie al ricordo che riaffiora, ci si sente liberi dai vincoli del tempo, non più imprigionati nel presente, ma capaci di riaffacciarsi sul tempo perduto, appunto ("Alla ricerca del tempo perduto" è l'opera proustiana). Questo è, a mio parere, uno dei passi più belli della letteratura. La mia madeleine? L'odore e la consistenza delle pagine dei libri appena comprati. Accanita lettrice fin da piccola, un libro era tra i regali più belli che potessero farmi: leggevo, leggevo e leggevo dappertutto, addirittura mentre camminavo per strada (sotto la costante supervisione di mia madre che temeva per la mia incolumità, e forse anche per la mia sanità mentale) o al bagno. Oggi quell'odore rievoca in me molti episodi della mia infanzia. Quando, per esempio, la sera mi infilavo sotto le coperte del lettone con la mamma, io che leggevo ad alta voce anche per lei. Le pagine ruvide erano le mie preferite, mentre non sopportavo quelle lisce che, se toccate con le unghie per sbaglio, producevano uno stridio simile a quello prodotto dal gesso sulla lavagna; e così è ancora oggi. Poi, assonnata, chiamavo "Babbo" e lui, paziente, arrivava, mi faceva salire sulla sua schiena, portandomi nella mia stanza, e, dopo avermi rincalzato le coperte, augurandomi la buonanotte.
Oggi vi offro la ricetta delle famose madeleines proustiane, leggere come nuvole e profumate di vaniglia. Un unico avvertimento: non commettete la stessa aberrazione di Proust, lasciando spappolare senza ritegno queste delizie nella tazza di tè.
Ed è proprio così che riaffiora alla memoria di Marcel Proust un episodio della sua fanciullezza: quando, prima di andare a messa la domenica mattina, si recava a Combray presso la zia Leonia, che gli offriva il dolcetto in questione accompagnato da una tazza di infuso di tè o di tiglio. Trattasi di memoire involontaire, memoria involontaria: una sensazione visiva o olfattiva, come un profumo o un sapore, evoca in noi un ricordo legato a quella percezione. Grazie al ricordo che riaffiora, ci si sente liberi dai vincoli del tempo, non più imprigionati nel presente, ma capaci di riaffacciarsi sul tempo perduto, appunto ("Alla ricerca del tempo perduto" è l'opera proustiana). Questo è, a mio parere, uno dei passi più belli della letteratura. La mia madeleine? L'odore e la consistenza delle pagine dei libri appena comprati. Accanita lettrice fin da piccola, un libro era tra i regali più belli che potessero farmi: leggevo, leggevo e leggevo dappertutto, addirittura mentre camminavo per strada (sotto la costante supervisione di mia madre che temeva per la mia incolumità, e forse anche per la mia sanità mentale) o al bagno. Oggi quell'odore rievoca in me molti episodi della mia infanzia. Quando, per esempio, la sera mi infilavo sotto le coperte del lettone con la mamma, io che leggevo ad alta voce anche per lei. Le pagine ruvide erano le mie preferite, mentre non sopportavo quelle lisce che, se toccate con le unghie per sbaglio, producevano uno stridio simile a quello prodotto dal gesso sulla lavagna; e così è ancora oggi. Poi, assonnata, chiamavo "Babbo" e lui, paziente, arrivava, mi faceva salire sulla sua schiena, portandomi nella mia stanza, e, dopo avermi rincalzato le coperte, augurandomi la buonanotte.
Oggi vi offro la ricetta delle famose madeleines proustiane, leggere come nuvole e profumate di vaniglia. Un unico avvertimento: non commettete la stessa aberrazione di Proust, lasciando spappolare senza ritegno queste delizie nella tazza di tè.
Madeleines
Ingredienti
100 g zucchero semolato
125 g farina 00
65 g burro
2 uova
1 bustina di vanillina
25 g latte
4 g lievito vanigliato per dolci
zucchero a velo
Procedimento
Servendosi di una frusta a mano, sbattere le uova con lo zucchero in una terrina. Aggiungere poi, in 2/3 volte, la farina setacciata con il lievito. Quindi unire anche il latte, la vanillina e il burro tiepido, appena fuso. Mescolare bene e porre l'impasto a riposare per 30 minuti. Trascorso questo tempo, versarlo negli appositi stampi da madeleines e infornare per 10-12 minuti in forno preriscaldato a 200°. Quando sono fredde, spolverare di zucchero a velo e servire accompagnate da del tè (la gobbetta non vi deluderà, promesso!)
12 commenti:
M E R A V I G L I A !!
e foto bellissima ^__^
Una bellissima descrizione accompagnata da una degna foto.
@Fiordilatte: G R A Z I E C A R A!! :*
@Antonella: Detto da te è il non plus ultra! Grazie.
Che bella la foto... Wow! Sei davvero bravissima a fare le foto cara Tartina!
Ne avevo parlato anch'io tempo fa di Proust e della sua opera quando presentai le madeleines al mandarino...
A presto!
@Carolina: graziegraziegrazie! :D
Sì, credo sia un classico postare la ricetta delle madeleines parlando della famosa memoria proustiana :)
Grazie per la visita e davvero molto molto interessante il tuo blog ;-)
ciao, scopro il tuo bellissimo blog saltando di link in likn
Complimenti!
@Lory: grazie! :D
@comidademama: io il tuo lo seguo da tantissimo, invece *_*
Grazie!!!
Ciao, passando da comida arrivo da te e ne vale proprio la pena! Grazie per la pagina di Proust, era tanto che non la rileggevo, mi dà sempre una senzansazione intensa. Non so se rifarò le madelaines subito, devo cercare gli stampini e far promettere al maritozzo che non le affogherà nel latte...
@Isafragola: Concordo con te, quelle pagine di Proust sono sensazionali. E hanno fatto la fortuna delle madeleines (oltretutto, nel testo originale, lui parlava di "dolcetti" in generale; solo in un secondo tempo ha scelto le madeleines come protagoniste)!
Ahah
I miei uguale, le zuppano nel caffè, ammazzando il sapore vanigliato del dolcetto. C'est la vie :)
belle queste ! buonissime ! complimenti :)
@Snooky doodle: Grazie!!!
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