
No, ancora nessuno mi ha chiesto di entrare a far parte dell'Accademia della Crusca. Tengo innanzitutto a precisare che la crusca di cui sto parlando non è il "residuo della fabbricazione della farina di graminacee frumento, orzo, segale, avena e altri cereali per il consumo umano" (grazie Wiki), ma piuttosto è "un'istituzione che raccoglie studiosi ed esperti di linguistica e filologia italiana e, fra quelle esistenti, è la più antica accademia italiana" (ri-grazie Wiki). Detto questo, posso tornare a parlarvi del problema principale: negli ultimi tempi si parla spesso di decadenza della lingua italiana. Gli accademici cruscaioli, in particolare, col loro vocabolario risalente al 1612, si fanno portatori - anzi, parlatori della vera lingua italiana, impegnandosi a riportare in auge quella che era la nostra lingua. Prima di tutto, però, cerchiamo di capire qual era effettivamente la nostra lingua perché, a mio parere, non c'è mai stata. Ormai da secoli, l'italiano, la lingua italiana, è solo una miriade di dialetti: mai c'è stata una lingua unificatrice, e neppure il Manzoni e l'Alighieri sembrano poi così tanto convinti della scelta adottata (anche se il fiorentino sembrava essere molto apprezzato). Molte volte, nella vita di tutti i giorni, capita di parlare con qualcuno che proviene da un'altra regione, o semplicemente dalla provincia vicina, confrontando termini e parole tipiche della parlata di appartenenza (volete sapere quanto è fine l'aretino? Giammai!) Ciò evidenzia il fatto che non esiste l'Italiano Puro, con la lettera i e p maiuscole. A parte forse Umberto Eco, nessuno di noi parla veramente l'italiano. Se si considerasse l'italiano in base al lessico che le persone condividono ed utilizzano, paradossalmente non si potrebbe parlare neanche di italiano, perché i termini sarebbero davvero un numero esiguo, ridotto ed imbarazzante (mangiare, dormire, pizza). Cosa vogliono difendere quindi gli accademici? Ancora la cosa non è ben chiara. Soprattutto è ancora torbida la questione: da cosa si vuol difendere l'italiano? La risposta apparirà subito, veloce e lampante: dalla CONTAMINAZIONE. Ora, a meno che non si stia parlando di febbre suina, aviaria o anfibia, non capisco la ragion d'essere di questa questione. I Paladini della Lingua affermano infatti che sempre più, nella lingua italiana, si stanno introducendo termini inglesi, o stranieri in generale, e ancora termini derivanti dal web. Sveglia, ragazzi! Il fatto è inevitabile, e rispecchia lo scorrere del tempo, l'avanzare della tecnologia, il futuro che verrà. L'inglese è, non a caso, la lingua più parlata al mondo, quella che soppianterà tutte le altre, quella che tutti dovrebbero sapere perfettamente per eliminare le barriere linguistiche che ci dividono da giapponesi e tibetani. Purtroppo, vuoi per incompetenza degli insegnanti, vuoi per scarso interesse da parte nostra, vuoi per una miriade di cose, l'inglese si trova costretto a penetrare solo parzialmente nel nostro modo di parlare, insinuandosi con docili vocaboli come "corner", "match point" o "scones". Non vedo cosa ci sia di male. Sarebbe peggio tradurre "shortbread" con "biscottino scozzese burroso ad alto tasso calorico, ma alquanto gradevole al palato; causa dipendenza", no? Questo è solamente il segno dei tempi: che ci piaccia o no, ci stiamo avviando verso un grande Villaggio Globale. Il mondo sta diventando come una grande città, in cui le nazioni quasi non hanno più ragion d'essere, tante sono le etnie che ne fanno parte. Tanto per restare in tema, il meltin' pot è alla sua massima espansione. I Paladini della Lingua vanno così incontro ad un processo che non si può scansare. Lo stesso vale per i termini derivanti dal computer: io sono favorevole al verbo "chattare" per più motivi. Per prima cosa è inesprimibile in italiano, infatti diventerebbe alquanto difficoltoso dire ogni volta "parlare virtualmente su una finestra che si apre sul monitor"; poi perché è il segno di quanto il computer sia divenuto fondamentale per la nostra stessa vita (non sono esagerata, provate a stare per più di due mesi senza computer, poi ne riparliamo), quindi, come detto in precedenza, rispecchia l'evoluzione della vita e del mondo. Arrendetevi, non si può difendere una lingua, ma soprattutto non ha senso farlo, comunque sia non adducendo motivazioni politiche-moralistiche-culturali-religiose-culinarie che non possono fare di un Paese una realtà che è tutto meno che unita.
Vi dirò, io in realtà sono favorevole ad un parziale ripristino della lingua italiana. Con questa affermazione non vorrei gettarvi nello sconforto, dopo tutte le convinzioni esternate. E non voglio neppure creare un paradosso o qualche altro giochetto linguistico. Io sono favorevole al ritorno dell'italiano corretto, ecco. Quanti errori di ortografia si possono leggere anche da persone che dovrebbero essere le ultime a commetterli (vedi insegnanti di italiano)! Quanta esasperazione di alcune espressioni dialettali già di per sé poco edificanti! Il mio desiderio, non lo nascondo, sarebbe quello semmai di uso più consono dell'italiano, cercando solo di fare uno sforzo e di mettere l'apostrofo davanti all'articolo indeterminativo "un" se seguito da una parola di genere femminile, l'acca davanti all'"a" se si tratta del verbo "possedere", ridurre l'uso di ibridi come "xké", "k 6?" e "cmq" (anche sul cellulare non mi piacciono proprio). Poche accortezze che ci aiuterebbero a comprenderci meglio l'un l'altro, e a fare dell'italiano, probabilmente, una Lingua Vera. Lunga vita all'italiano correggiuto!
Tratta da "Sale&Pepe" di questo mese, una ricetta fresca, ideale piatto unico per l'estate che verrà, e che già si è fatta sentire.
Riso con verdure e gamberi
Ingredienti per 3 persone come piatto unico
300 g riso per insalate (meglio "Flora")
1 piccola melanzana
2 zucchine
1 peperone rosso
150 g pisellini (in alternativa, piselli surgelati)
200 g code di gamberi (in alternativa, gamberi surgelati)
1 limone
olio extravergine di oliva
sale
prezzemolo
Procedimento
Portare ad ebollizione una pentola d'acqua, alla quale aggiungere sale e qualche scorzetta di limone. Unire il riso, mescolare, e cuocere scoperto per 14-15 minuti circa (i chicchi dovranno risultare al dente). Scolare il riso, passarlo velocemente sotto l'acqua fredda e porlo in un'insalatiera, mescolando con 3 cucchiai di olio.
Tagliare a fette dello spessore di 3-4 mm la melanzana e la zucchina, e a larghe falde il peperone. Scaldare bene una griglia o una piastra, spennellare leggermente le verdure di olio e far cuocere per un paio di minuti, girandole una sola volta. Salare poco le verdure, lasciarle intiepidire, quindi tagliarle a dadini.
Lessare i pisellini e cuocer a vapore i gamberi; unirli al riso con le verdure grigliate e condire con una salsina preparata con olio, succo di limone e un trito di prezzemolo e scorza.
L'insalata di riso si può preparare anche in anticipo e tenere in frigorifero; in questo caso condirla solo con una parte della salsina e aggiungere il resto prima di servire, per mantenerla più profumata.