... che voi umani non potreste immaginarvi.
Ho visto tre povere ragazze (Claudia-Giulia-Claudia tanto per cambiare) frequentanti il primo - e dico primo anno di Medicina e Chirurgia, essere spedite in un tirocinio di tre settimane in ospedale - reparto CHIRURGIA GENERALE, senza la minima competenza e/o esperienza nel settore (se trascuriamo l'applicazione di una cremina antibrufoli o lo scartare un cerotto o l'apertura di una busta di aspirina). Ho visto il loro supervisore portare la divisa aperta con tanto di villoso petto prorompente e con collanina rossa a doppio giro annessa. Ho visto infermiere crudeli che chiudevano loro la porta in faccia, ma anche alcune che, sorridendo gentili, facevano vedere loro che cosa stessero facendo al paziente. Ho visto tartina la maggior parte delle volte fissare il corridoio con sguardo vacuo, chiedendosi quando mai avessero termine quelle tre strazianti ore, troppo lunghe se non si ha da fare niente. Ho visto una paziente di professione poliziotta avere il terrore di una semplice operazione ad un'ernia, tanto da risultare pesante ed insopportabile, con una paura verso la morte che mai ci aspetteremmo da una che pratica tale mestiere (e che cosa potrebbe succedere le capitasse qualcosa di più grave?). Ho visto chirurghi primari di fama nazionale scherzare tra loro come bambini alle elementari. Ho visto un malsano rapporto medico/infermieri, quando invece ci dovrebbe essere solo collaborazione. Ho visto un'anziana signora vicentina dispensare alle tirocinanti buoni consigli, con parole affettuose come se rivolte alle proprie nipoti. Ho visto un ospedale italiano mancare di alcuni strumenti, come le pinze e addirittura la carta, necessari e indispensabili e ho effettivamente capito quanto lo Stato poco si preoccupi della sanità pubblica. Ho visto dei semolini poco invitanti spatasciati in delle ciotoline di plastica altrettanto poco invitanti e del purè pallido essere servito con tacchino anemico. Il giorno dopo l'ho rivisto. E anche quello ancora. Ho visto una ferita di almeno 10 cm di diametro a livello dell'intestino essere riempita con garza intrisa di Betadine, e manco poco svengo. Ho visto organizzare per i già pieni di impegni tirocinanti degli incontri di breefing con tanto di psicologa (a mo' di alcolisti anonimi, attorno ad un tavolo, "Dicci il tuo nome e perché hai scelto di fare questa università") per parlare delle nostre esperienze in reparto - la psicologa era guercia. Ho visto alcuni compagni di corso raccontare di essersi infiltrati in sala operatoria, e le tre povere tirocinanti di cui vi parlavo all'inizio del post provare una certa invidia, perché loro il massimo che hanno visto è stato il cambio di un drenaggio e l'applicazione di una sonda anale. Ho visto il tirocinio finire proprio ieri e le tre tirocinanti, esauste, tirare un respiro di sollievo, con la promessa "non perdiamoci di vista", ma che tanto poi sanno bene che sono tipi così diversi che rimarranno delle semplici compagne di corso che da ora in poi parleranno solo di esami e appunti quando si incontrano.
In conclusione? Date retta a me, l'ospedale italiano non ha niente a che vedere con Grey's Anatomy o Dr. House o ancora E.R., piuttosto a Scrubs, quello sì.
Prima di passare alla ricetta del giorno, voglio ringraziare Giulia dans le noir del blog che ho appena scoperto Filosoficamente Sostenibile. Sono stata infatti insignita da lei con un premio davvero speciale, e nominata addirittura nell'empireo delle sue Muse! Manca poco mi commuovo.

Le dolcissime parole sopra riportate vogliono significare: "Esseri invisibili, ma che danno amore, danno compagnia, ci prestano attenzione, parlano da dentro il proprio cuore. Sono grato per il sostegno, perché ci sei alla mia finestra e fai del mio un giorno di più."
Detto ciò, oggi vi propongo una ricetta tratta da Sale&Pepe di questo mese. In questi tempi di plagio e nessun rispetto verso i foodbloggers (sconcertanti i casi di plagio ai danni di Lydia e Adriano, soprattutto da parte di gente che per prima dovrebbe incentivare e premiare le ricette dei foodbloggers!), ci tengo a ricordare che la stessa ricetta è stata postata pochi giorni fa anche da sweetcook di Deliziando. Io l'ho provata sabato scorso, e ne sono rimasta letteralmente estasiata: delizioso il risultato ottenuto dall'incontro della frolla montata con la crema di ricotta e cioccolato. Unica modifica? La mia torta non è proprio doppia, in quanto ho fatto la ricetta con mezza dose, ma in uno stampo da 26 cm.
Torta doppia alla ricotta
Ingredienti
per la pasta frolla lievitata:
500 g di farina
150 g di burro
2 uova
250 g di zucchero1 bustina di lievito vanigliato
qualche cucchiaio di latte
sale
per il ripieno:
500 gr di ricotta cremosa
80 gr di cioccolato fondente
1 uovo
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di liquore all'amaretto
zucchero a velo
Procedimento:
Preparare la pasta: montare le uova e lo zucchero finché sono gonfie, incorporare il burro e un terzo della farina setacciata con il lievito. Con la farina rimasta fare una fontana e unire il composto di uova e burro. Impastare velocemente, aggiungendo, se serve, il latte; formare una palla, avvolgerla in un foglio di pellicola trasparente e farla riposare nel frigo per un'ora.
Per il ripieno, montare la ricotta ben fredda, aggiungendo a poco a poco lo zucchero, l'uovo e il liquore e, alla fine, il cioccolato tritato.
Foderare con carta da fogno bagnata e strizzata uno stampo a cerniera di circa 28 cm di diametro. Dividere la pasta frolla in 2 parti, una un po' più grande dell'altra, e con il matterello stenderla in 2 dischi. Con il disco più grande foderare lo stampo e riempirlo con il composto di ricotta, lasciando tutt'intorno un cm libero. Coprire con il secondo disco, sigillare i bordi e infornare a 180° per circa 40 minuti. Cospargere di zucchero a velo e servire.