lunedì 15 giugno 2009

tartina all'anagrafe



Se siete nati di venerdì 13, in una notte buia e tempestosa, e l'ambulanza per vostra madre tardava ad arrivare, e vostro padre non riusciva a guadagnare abbastanza per il sostentamento della famiglia e siete nati perché vostra madre (sì, sempre lei) si è dimenticata di prendere la pillola o è accaduto un altro incidente di percorso e neanche eravate desiderati e i vostri genitori vi hanno messo il nome di Fortunato, allora sì. Si tratta di una forte presa... in giro.
Se invece siete di colore e vi hanno messo nome Bianca, allora sì. Anche questa lo è.
Per non pensare poi a chi si chiama Rosa o Viola ed è allergica ai fiori.
Ho conosciuto delle Gaia che piangevano sempre, da piccole.
Eviterei di mettere anche il nome Fido ad un cane - magari si dimostra feroce ed opportunista, pronto a sbranarvi alla prima pappa non somministrata, o anche Lassie, casomai gli vengano complessi di inferiorità.
Conosco un Giampiero che, a causa di una buona dose di ignoranza di chi quel giorno era all'anagrafe a registrargli il nome, si ritrova col nome di "GiaNpiero".
Gertrude potrebbe dare luogo a infelici battutine con tanto di rima, invece.
Tarta e Ruga per due tartarughine domestiche sono da tempo nomi inflazionati, carenti di originalità.
Pensate poi ad un Achille affetto da fascite plantare (una patologia che riguarda i fasci fibrosi del piede, compreso il tallone)! E ad un Benedetto ateo e miscredente.
Non vorrei che mio figlio Ambrogio diventasse il maggiordomo della signorina dei Ferrero Rocher, però vorrei che mio figlio Neri avesse la stessa simpatia di Marcorè.
E infine Silvio. Beh, quello non lo metterei mai per ovvi motivi.

Esagerazioni a parte, affibbiare i nomi alle persone e alle cose, è sempre difficile. Si rischia di cadere nel banale, si rischia di affibbiare significati nascosti che deludono ed eludono la realtà. Non so voi, ma io da piccola studiavo accuratamente anche solo il nome da mettere alla mia collezione di peluche Trudi.
Anche dare nomi alle pietanze cucinate è difficile! Volete mettere un "pasta alla crema di burro mantecata con parmigiano reggiano e arricchita da una spolverata di pepe nero" con uno schietto "pasta in bianco"? Per non parlare poi dei piatti che, al ristorante, annoverano mille e mille ingredienti, a volte anche ricercati, che poi nel suddetto piatto non si presentano, o si vedono solamente con l'ausilio di un potente binocolo. I piatti che dovrebbero comprendere il tartufo sono tra questi: il più delle volte del tartufo c'è solo il profumo, o sfoglie della consistenza della filigrana e dell'ampiezza di un'unghia del mignolo. E il risotto alla pescatora? Sarebbe certamente più poetico un "risotto al sapore di mare". Quanto è poco suggestivo il nome risotto alla pescatora? Viene in mente una grande e grossa scaricatrice di porto che pesca calamari con le mani. Gli stessi che andranno a finire nel vostro risotto.
Nonostante ciò è così buono che sul nome possiamo anche passarci sopra.


Risotto alla pescatora

Ingredienti: per 4 persone

400 g riso carnaroli o arborio
150 g seppioline
150 g polipetti
150 g calamaretti
150 g moscardini
400 g. circa scorfano
300 g gamberetti
500 g tra vongole e cozze
2 cipolle
2 spicchi aglio
2 mazzetti di prezzemolo
4 pomodori maturi
olio extravergine di oliva q.b.
un bicchiere vino bianco
1 peperoncino
sale q.b.

Procedimento:

Sfilettare lo scorfano, e con la testa e i resti preparare un brodo con una cipolla, un mazzetto di prezzemolo e un pizzico di sale. In un tegame a bordi alti far appassire una cipolla tritata, aggiungere poi seppioline, polipetti, calamaretti e moscardini. Dopo circa 3 minuti unire il bicchiere di vino bianco e lasciare evaporare. Aggiungere i filetti di scorfano e, quando è cotto, i pomodori scottati e passati al passaverdure. Lasciare cuocere per 10 minuti circa, quindi unire cozze, vongole e gamberetti. Cuocere il tutto per 3-4 minuti, poi aggiungere il riso. Cuocere per 3 minuti circa girandolo spesso, aggiungere quindi il brodo preparato e filtrato in precedenza. Quando il riso è quasi cotto unire gli spicchi di aglio tritati finissimi e, a cottura ultimata, il mazzetto di prezzemolo tritato.

15 commenti:

Virginia ha detto...

Dal titolo ero già terrorizzata dal fatto che avevo la certezza di trovare un infelice resoconto sul reparto anagrafico del tuo comune di residenza (sarà perchè devo rinnovare la carta d'identità e so che mi attenderanno momenti difficili???).
Ciò detto, vorrei ricordarti che mi chiamo VIRGINIA. No, dico, Vir-gi-nia. Chiaro? Ecco. COn questo credo di aver già detto tutto.

babi ha detto...

Ciao Tartina! Era da tantissimo che non ti leggevo ma da poco ho finalmente ripreso ad aggiornare il mio blog e quindi eccomi qui! I tuoi post sono sempre simpaticissimi!

tartina ha detto...

@Virgi: Ahahahahah mi hai fatto morire, donna :°D
Dai, è un bel nome!
[Se Cicciolina si fosse chiamata in realtà Virginia, ecco, quello non sarebbe stato proprio azzeccato, diciamo]

@babi: Cara, infatti è da tantissimo tempo che non vedevo un tuo aggiornamento! Grazie comunque :)
Ti passo a trovare se hai ripreso l'"attività" ;)

Onde99 ha detto...

Verissimo, io mi chiamo Serena e sono di un lagnoso allucinante, per mia stessa ammissione. Però porto fede al mio secondo nome, Alice, perché vivo in un mondo tutto mio, piuttosto inverosimile e dove tutto funziona al contrario, come "attraverso lo specchio".
E i nostri capolavori gastronomici sarebbero tali se li chiamassimo con il loro nomee. Io sasera faccio un' "insalata tiepida di cicerchie su letto di cacciatorino, con crema di balsamico al profumo di fico", che sarebbero delle banalissime cicerchie lesse con il salame per accompagnare, perché ne ho poche. Quindi non so se preferisco il risotto alla pescatora, alla marinara, al profumo di mare o al gusto di pontile, però, se me ne servissi una generosa porzione, forse, per una volta, sarei davvero Serena

tartina ha detto...

@Ondina(Sere!): Che commenti al top che mi lasciate oggi!! La fiaba di Lewis Carrol è una delle mie preferite, tra l'altro.
Ahahah Dovremmo scrivere un libro: "Come trasformare una misera e povera pietanza in un capolavoro regale dell'arte culinaria" ;)

sweetcook ha detto...

Concordo su Silvio ^_^
E gradirei una porzioncina di questo delizioso risotto, mi hai messo una voglia...
Un bacione*

lenny ha detto...

Tutte le difficoltà di cui parli sono innegabili, ma come fare per non incorrere nelle tragi-commedie elencate?
Meglio pasteggiare con un buon risotto (alla pescatora) :-D

tesargento@yahoo.it ha detto...

è stato lo scorso Natale che mio padre ha quasi minacciato il divorzio per un nome. Il nome di un dolce per giunta. Una storia lunga e complicata che parte con mia madre che dice "e mi raccomando compra tante susamelle che ai ragazzi piacciono" continua nella migliore pasticceria salernitana che, a quanto pare, chiama susamelle quelle che mia madre chiama mostacciuoli e poi un'altra che per susamelle rifila al mio povero ed ignaro papà degli splendidi roccocò ("ma ti sembra normale non sapere quale sia il dolce preferito dei tuoi figli???" "ma ti sembra normale mandarmi avanti e indietro la vigilia di Natale dopo che ho speso 200euro nei dolci sbagliati??") e si conclude con me che impasto farina mandorle e canditi e mentre faccio la forma delle S ustionandomi non poco i palmi sento papà che borbotta "ma perchè non li chiamano dolci a forma di s con mandorle e canditi".
Chissà, magari susamelle aveva tutta un'altra poesia..
un bacio,
Tesh

tartina ha detto...

@sweet: :D Prendi pure, cara! Ahah

@lenny: Opto per i Grandi Classici: Francesco, Marco, Annalisa e Irene non deludono mai ;) eheh

@Tesh: Quanto mi fa piacere che sei tornata a leggermi :)
E senti qua che storia...
Anche i miei, quando litigano, lo fanno per i motivi più stupidi e disparati, se ti può consolare :)
Questi nomi... eheh

Ciboulette ha detto...

di fronte ad un risotto come questo l'ultima cosa a cui penserei e' come si chiama, un po' come un uomo davanti ad unasilfide prosperosa, non so se mi spiego :)

le pupille gustative ha detto...

Behm in effetti vero, i nomi parlano di noi e ce lo portiamo tutta una vita intera, il primissimo compito ingrato di un genitore :) Adoro il risotto alla pescatora, potrebbe anche chiamarsi RIsotto Della PEscivendola e mi piacerebbe comunque da matti! Baci :)

eli ha detto...

Quando andavo alle medie avevo una preside che si chiamava Nerina Neri e un prof di matematica Bruno Biondo, ma si può!!
E pensare che ce l'avevo su con la mia mamma perchè mi ha chiamato elisabetta (odio i nomi con finale "etta")
Il tuo risotto?...vediamo... Al girotondo di pesci?...al nostromo 'mbriaco?...comunque lo chiami è buonissimo :P

Anonimo ha detto...

Ahahah Tartina, questo post è stupendo! Il risotto alla pescatora lo voglio assolutamente provare (no, non nel senso che stasera mi armerò di santa pazienza e di una buona dose di coraggio e mi metterò ai fornelli, nel senso che me lo cucinerai tu prima o poi!).
P.S.: "Tarta e Ruga per due tartarughine domestiche sono da tempo nomi inflazionati, carenti di originalità." = ogni riferimento a persone o cose realmente esistenti è PURAMENTE CASUALE=
P.P.S.: conordo a pieno sul nome Silvio! :)

Con affetto,
la tua Cavia.

(Ros)Marina ha detto...

Ti batto: uno che conosco si chiama Maicol. Sì, sì, proprio M-a-i-c-o-l. Scritto così.

tartina ha detto...

@Mari: ahahahhaahhahhaahahahahahaha mi hai messa K.O.